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LA BELLEZZA DI UN DIAMANTE
Un diamante grezzo assomiglia ad un ciottolo qualsiasi, e nessuno
lo degnerebbe di uno sguardo. E' l'abilità del tagliatore
di diamanti che svela la bellezza che giace nascosta nelle pietre.
L'abilità richiesta per questa arte è stata tramandata
nei secoli, di generazione in generazione: il tagliatore non può
permettersi di fare alcun errore. Il rischio non esiste solo al
momento del taglio, ma in una qualunque delle fasi di lavorazione
di ciascuna pietra; sono infatti necessarie alcune ore (a volte
giorni) per tagliare e levigare una gemma. In questa lunga lavorazione,
un diamante arriva a perdere fino al 50% del suo peso originario!
La bellezza di un diamante dipende dal modo in cui esso riflette
la luce, e il tagliatore deve sagomare la pietra in maniera tale
che la luce penetri dalla parte superiore, venga riflessa all'interno,
ed esca di nuovo dall'alto. In questo modo viene riflessa la maggior
quantità di luce, e il diamante risplende con il suo fuoco,
la sua brillantezza ed il suo scintillio.
I centri di taglio sono spesso lontanissimi dalle zone di estrazione.
Sparsi in tutto il mondo, i principali centri di taglio si trovano
a New York, Anversa, Tel Aviv e Bombay.
Sembra che l'arte di tagliare i diamanti sia nata a Firenze, presso
il mediceo Opificio delle pietre dure. In tale officina venne eseguito
il taglio del famoso "Fiorentino", acquistato grezzo dal
Granduca Ferdinando nel 1608. Così pure venne eseguita a
Firenze la celebre esperienza di Averani e Targioni, i quali dimostrarono
la natura combustibile del diamante, bruciando con una lente ustioria
alcuni esemplari loro donati dal Granduca Cosimo III, dimostrando
così che il diamante (che deriva dal greco adamas = indomabile),
che si riteneva appunto assolutamente inattaccabile, esiste in una
forma che è termodinamicamente instabile a condizioni ambiente.
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